Sara Mohsen: una globetrotter a Dubai.

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Grandi occhi verdi ed un sorriso che la illumina tutta e le dona due graziose fossette: Sara Mohsen è tutta qui, nella sua aperta cordialità che non nasconde una certa timidezza nel parlare di sé.

La contatto in una mattina di ottobre via Facetime, per una chiacchierata che è qualcosa di più di una semplice intervista.

Cara Sara, tuo papà è egiziano e tua madre polacca, come è stato avere una famiglia multiculturale nell’Italia dei primi anni novanta?

Per me  questo non ha mai rappresentato un problema, né mi sono mai sentita diversa dagli altri. Anzi avere una famiglia con i genitori di nazioni e religioni differenti è stato solo un  arricchimento perché ho potuto imparare usi dei loro paesi ed avere diversi punti di vista su molte situazioni. Loro del resto sono sempre stati molto bravi a trovare solo punti di incontro tra le loro diversità, trasmettendo a noi figli una grande armonia anche nelle piccole cose, ricordo che molto spesso ognuno di loro cucinava specialità dei propri paesi!

Raccontami un po’ della tua adolescenza, come è stata?

Molto normale: la scuola, gli amici, la pallavolo, mia grande passione che coltivo tutt’ora. Poi durante gli anni del liceo, frequentavo il liceo linguistico, ho deciso di provare un’esperienza differente: grazie ad Intercultura sono stato prima sette settimane in Giappone, ad Osaka, e poi successivamente ho frequentato un intero anno scolastico in Sudamerica, in Venezuela.

Che esperienze sono state, come hanno cambiato il tuo modo di vedere la vita?

Sono state due esperienze fondamentali. Ricordo che ho lottato con tutta me stessa per partire: i miei genitori, soprattutto mia madre, all’inizio erano un po’ perplessi e questo è il motivo della prima esperienza, più breve e durante l’estate, in Giappone. Mia madre ha voluto che facessi una prima esperienza “più soft”prima di partire per un intero anno. E non nego che per certi versi sia stato meglio così. Non stato facile, a sedici anni, trovarsi catapultati letteralmente dall’altra parte del mondo. Oltretutto erano i primi anni 2000, dovrebbe essere stato nel 2005, e, all’epoca, non avevamo i social e tutti i numerosi modi di contattarci che abbiamo adesso. Quindi i miei contatti con amici e famiglia erano relegati all’ora di internet alla settimana che la famiglia che mi ospitava mi concedeva. In quell’ora leggevo le mail che mi arrivavano dall’Italia! Eppure sono contenta di avere fatto quell’esperienza in questo modo senza troppi contatti con la mia vita in Italia: solo così mi sono potuta del tutto immergere nella cultura giapponese così distante dalla nostra. E questa prima esperienza, per quanto inizialmente molto dura, mi ha dato la voglia di tentarne una più grande. Dopo un anno, infatti, ho trascorso 11 mesi, l’intero anno scolastico in Venezuela: una esperienza che mi ha dato tantissimo, oltre ad amicizie che conservo ancora adesso. Pensa che sono ancora in contatto con la famiglia che mi ha ospitato e che considero quasi dei parenti oltre oceano. Devo però ammettere che trascorrere un intero anno fuori casa, mi cambiò profondamente, infatti durante l’ultimo anno del liceo, mi sono sentita un po’ fuori sincrono con i miei compagni ed amici italiani. Ma, contemporaneamente, queste esperienze hanno lasciato in me il gusto della scoperta e dei cambiamenti, al quale ancora non rinuncio!

 

Dopo il liceo che studi hai intrapreso?

Ho scelto di studiare lingue e mi sono trasferita a Genova. In particolare ho deciso di studiare anche l’arabo perché trovavo assurdo che mio padre, che è egiziano, non me lo avesse mai insegnato per bene. Sono stati degli anni molto belli, quelli dell’università, in cui per mantenermi agli studi ho fatto tanti piccoli lavori, come quello di modella per servizi fotografici che mi ha fatto conoscere una persona molto importante per la mia vita: Luca Lombardi, il mio ex marito. Per vivere a pieno la nostra storia d’amore, mi sono trasferita a Sanremo, dove lui viveva, e quanto mi ha chiesto di sposarlo, abbiamo deciso di andare a vivere a Dubai, come lui aveva sempre desiderato.

Raccontami della tua vita a Dubai, una meta sempre più agognata da molti italiani e non solo.

Dubai è un luogo pazzesco: pieno di ricchezza, di confort, di possibilità lavorative e divertimenti, ma è anche un posto molto concreto. Se non hai mezzi per viverci, non ti è consentito di restarci. Contemporaneamente, però, è un paese che offre molto se hai una professionalità ben delineata. Per me qui gli inizi non sono stati semplici, ma adesso, nonostante il divorzio, sono molto soddisfatta. Ho un nuovo lavoro che mi piace molto: sono Account Manager per Buzzkito una piattaforma social che promuove un nuovo tipo di comunicazione del mondo arabo. Un lavoro che mi coinvolge molto e che mi ha dato nuove energie. Dopo due anni a Dubai, inoltre, ho tutta una serie di amici e soprattutto ho una meravigliosa squadra di pallavolo, l’Esperia Volley, con la quale parteciperò dal 20 ottobre alla UAE women’s Volleyball League. Non vedo letteralmente l’ora che il campionato inizi!

Che consigli daresti  a chi volesse trasferirsi a Dubai?

Di valutare attentamente e di osservare quali reali possibilità professionali potrebbe avere qui. Dubai è meravigliosa, ma a volte ti fa sentire solo un numero tra tanti. Io mi trovo molto bene qui, soprattutto adesso, ma non credo che vorrei viverci tutta la mia vita. Mi manca troppo l’Europa e la sua cultura. Pensa che adesso ogni volta che torno in Italia o che sono in vacanza in qualche capitale europea, sembro una bambina, fotografo tutti i dettagli architettonici dei nostri meravigliosi palazzi: nessun lusso ultramoderno può eguagliare la nostra ricchezza culturale!

Grazie Sara ed in bocca al lupo per il tuo campionato!

Tutte le foto sono state scattate da Luca Lombardi Ph.

 Daniela Persico

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